Mostra Concorso “sud in Fermento”

Il sistema cultura del Sud Italia, a volte, funziona.

E a volte può, addirittura, diventare un modello.

L’intervento culturale proposto dalla Pro-Loco di Leporano può essere letto ed interpretato come un vero e proprio racconto sulle realtà culturali del territorio di riferimento, mediante l’utilizzo di una significativa offerta culturale, vero valore aggiunto, capitale umano e sociale.

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Nella foto la giuria. Da Destra il Prof. Pasquale Abete, il Prof. Ferdinando Dubla e il Dott. Massimo Giusto. sullo sfondo presentatore Roberto Missiani . (foto di p. Reo)

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Con “Sud In Fermento” si avvia una riflessione che, seguendo un percorso che parte da una serie di “racconti pittorici”, apre uno squarcio su una realtà che sovverte e mette in discussione le letture che si danno del Mezzogiorno e del suo patrimonio culturale ed ambientale.

Le proposte pittoriche di “Sud In Fermento” evidenziano significativi segnali di cambiamento, una spinta propulsiva che mette in discussione alcuni stereotipi che tendono a bloccare qualunque evoluzione positiva.

Tutte le opere presentate in questa rassegna sono prova concreta di come l’offerta culturale del Sud sia andata “oltre” e che, partendo dall’amore per la propria terra, si siano ormai intrapresi percorsi di costruzione culturale che hanno messo alle spalle l’atavica indolenza ed inerzia.

Le opere presentate, pur mantenendo una propria autonomia, manifestano una sorta di co – progettazione, coinvolgimento ed azione. Nuove immagini, come quelle proposte da Nora Albano, vere e proprie invenzioni che prendono il posto di un vecchio linguaggio, oppure in perfetta sintonia con la nostra tradizione pittorica come nel caso del lavoro di Annamaria Alma, incentrato su altri termini come lamento, fatalismo ed attesa.

Gli artisti coinvolti testimoniano una voglia di fare e Sandro Caroppo ne è prova tangibile presentando una pittura che abbandona quella “di genere” per una più colta, con una rilettura in chiave mediterranea.

Una consapevolezza, in questa rassegna, appare chiara e palese e cioè che sia possibile migliorare, con la propria arte, il proprio territorio come indica Dory Catapano e la sua acutissima descrizione del reale e di quel “Sud” che, solitamente, viene ignorato e trascurato. Ciò che è narrazione è possibilità ed in quanto tale merita di essere enfatizzata come nei lavori di Roberta Lucia Cavallo e delle sue immagini ben riconoscibili che si inquadrano nell’alveo della produzione artistica contemporanea.

Narrazioni, quindi, storie che non si limitano al concreto, ma che vanno oltre in una lettura del Sud quasi trasognato, come nei lavori di Angela Conte, la quale ci affascina e ci fa riflettere sulle mille possibilità di vivere questo nostro angolo di mondo.

Un mondo, come nell’opera di Annamaria Gerloni ove si avverte traccia di consapevolezza, un vero e proprio senso di liberazione e di totale glorificazione, di gioia per l’infinità dell’universo.

Storie descritte come quella di Antonella De Bellis in cui la solitudine della natura si mostra in tutta la sua angoscia soffocata e soffocante, vicende da cui emerge una forte determinazione, come nella proposta di Giuseppe Doria, la necessità di vincere l’isolamento di un contesto caratterizzato da un generale scetticismo oppure, viceversa, nel riciclo di vecchi e stantii stereotipi, in nuove ed avvincenti immagini, arte vera di Rita Intermite .

In questo caos dove gli uomini altro non sono che follia, l’interpretazione artistica di Lina Mannara pare dare luce al grigiore racchiuso in questa nostra società cosiddetta civile, con perfetta esecuzione stilistica restituendo anima a ciò è caotico e rumoroso.

Il bianco che svela il paesaggio, gli azzurri tersi del cielo, chiarori che esaltano la solitaria bellezza di luoghi facilmente riconoscibili esplodono nella proposta di Adele Mignogna, che mostra luoghi che pare quasi si lascino violentare.

In un contesto cosi ben rappresentato non mancano, contestualmente, interventi che appagano la sete dell’anima la quale trova risposte possibili, introspettive, come nel riuscito tentativo di Monica Ninni, la quale racchiude nella sua opera una rappresentazione del bello estetico quasi militante come quello di Giovanna Palazzo che persegue quell’onda lunga dell’arte dedita alle rappresentazioni del mondo mai fine a se stesso.

Un mondo, quello minuto che spesso abbiamo inconsapevolmente sotto gli occhi, che per Mimmo Pisani non è altro che il segno del tempo che scorre e che lascia ora orme ora cicatrici su una natura sempre più impotente.

Ma questa manifestazione dell’impotenza della natura trova nuove ed alternative interpretazioni come nel lavoro presentato da Patrizia Pugliese, la quale palesa una ispirazione del linguaggio pittorico di grande impatto in cui si immette nel dipinto una forma emblematica di spiritualità.

Paesaggi, quindi, rocce, mescolanze di nubi, cantorie dei torrenti, la magnificenza del creato che nella proposta di Tina Quaranta definiscono la natura come quieto raccoglimento.

Vi è un sottile filo che uniforma l’intera rassegna “Sud in Fermento”: nulla è semplicistico, tutti i lavori non sono banali rappresentazioni del reale, bensì attimi di pura meditazione anche quando siamo dinnanzi all’iperrealismo di Cinza Raffo e alla sua opera dalla forte componente emotiva.

Questo approccio costringe il visitatore, anche quello più distratto, ad abbandonare i comodi modelli interpretativi delle proprie certezze, della propria routine, ci si sente quasi costretti a spogliarsi di una corazza inutile e artificiale, per essere invece pronti a porre la giusta attenzione su una proposta culturale che, come nel caso di Francesca Ruggiero, innalza lo spirito mediante l’elevata capacità di emozionare mediante l’utilizzo di materiali sperimentali o di uso comune.

Se è vero che l’arte ha l’abilità di evocare gli stati più elevati dell’essere in questa mostra, il susseguirsi di opere è una vera e propria esperienza visiva, come nel lavoro presentato da Ileana Semeraro in cui la razionalità, il respiro della libertà cerebrale cede all’emotivo, in quel divenire arte che trasuda di componenti affettive e che trova ulteriore completezza nell’eccellente lavoro di Maria Sorace che fa dell’arte il regno dell’illusione e non della scienza.

Illusione, abbaglio, forse inganno dei sensi, ma certo rispetto dell’uomo e dei suoi valori che Anna Strusi decodifica in un’opera per strutture aperte, inquiete e pur armoniche, quasi … ripescate attraverso il simbolo, l’allegoria, la trasposizione fantastica.

La ricerca della comunicazione emotiva, rispetto al patrimonio tecnico e stilistico del passato, è evidente in tutte le opere presentate, ma trova in Francesca Vetrano la più significativa rottura con il passato e la tradizione pur riproducendo una natura più che classica mediante un “gesto” artistico assai complesso e problematico come quello dell’uso della spatola.

Se il modo in cui si percepisce la realtà è funzionale alle necessità del nostro quotidiano, la visione di questo nostro Sud “in Fermento” è un riuscito tentativo di trasgredire la forma, l’anatomia, il colore, lo spazio, lo sfondo, gli stereotipi, grazie all’apporto della fantasia la quale, come nel caso di Mariella Zingaropoli e della sua pittura onirica, in perenne equilibrio tra realtà e visione che producono emozioni, in una forma allegorica e quasi mistica.

“Sud in Fermento” ha voluto evidenziare la voglia di una comunità come quella di Leporano di andare oltre il lamento, oltre la schiavitù dell’immobilismo, mettendo in mostra, ed è proprio il caso di dirlo, le proprie capacità di fare la differenza, di rifiutare qualsiasi tentazione di tornare indietro, rinchiudersi nella culla del villaggio o della micro – cultura, ponendo come obiettivo primario l’obbligo morale ed etico di vivere in un mondo più aperto, che ci possa offrire esperienze affascinanti e la capacità di emozionarci.

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