LA RAGIONE POETICA LA RAGIONE SOCIALE

LA RAGIONE POETICA LA RAGIONE SOCIALE

Chimienti Editore isbn 978-88-6115-019-5

In arte, oggi, poco si crea e quel poco arranca troppo faticosamente lungo quel processo di innovazioni che definisce il senso storico del fare artistico e, altrettanto troppo faticosamente, offre originalità nel coniugare il proprio contesto storico con – indispensabile sovrapposizione – le esperienze artistiche ereditate, al fine di garantire il giusto connubio tra il fare e l’osservare.

Contestualmente, anche la narrazione della storia, quella che quotidianamente brucia sulla nostra pelle, la diffusa condizione di incertezza che tutti in modo diverso condividono, la visione critica della società e della politica, i drammi collettivi dell’immigrazione, del lavoro, dell’intolleranza in tutte le sue forme (religiosa, economica e sociale) si consumano intimamente in mera constatazione del tempo presente, di una realtà complessa ed abbondante di differenze, consapevole di essere semplice testimone e di non avere possibilità alcuna di incidere, di assolvere a quel ruolo di “arte militante” che, con l’indignazione, la denuncia, sollecita l’opinione pubblica a partecipare ai fatti del mondo.  Quanto detto probabilmente rappresenta una parte di un ragionamento molto più complesso in merito alle difficoltà dell’arte contemporanea che, sicuramente, merita un più attento e significativo approfondimento.  Risulterebbe intrigante, ad esempio, soffermarsi sulla fruibilità dell’arte, sull’esibire e provocare l’arte di ricerca, ma tali analisi saranno oggetto di studio nei prossimi decenni ed impegneranno la discussione, come del resto oggi si è impegnati in quel processo di storicizzazione degli anni ’60 e ’70 a cui non può far difetto un’attenta rilettura dell’attività artistica dei suoi protagonisti. Ed è proprio in questo solco interpretativo che ben si collocano una serie di contributi che, direttamente o indirettamente, sono impegnati nel “ripensare” alle vicende dell’arte contemporanea nell’area ionico –    salentina a partire dalla seconda metà del secolo XX.

Da ultimo il libro “La ragione poetica la ragione sociale”, edito da Chimienti Editore, che ben si inserisce in questo processo di storicizzazione in quanto propone un interessante approfondimento dell’esperienza artistica di Alfredo Giusto, uno degli esponenti  più importanti dell’arte figurativa in Puglia il quale, contaminando tra loro impegno politico ed impegno artistico, ha fornito un qualificato contributo allo sviluppo sociale e culturale della realtà tarantina. Contrario ad ogni logica formale, a ogni separazione di campo tra discipline, ambiti culturali e piani espressivi nelle sue opere, Alfredo Giusto ha prodotto lavori in cui inconsueti accostamenti tra elementi del reale, deformazioni zoomorfe, atmosfere stranianti hanno reso possibili – assoluta novità per l’ambito artistico ionico e pugliese più in generale – suggestivi ponti tra vita sensoriale e libera immaginazione, mondi possibili e fantastici in cui sono presenti elementi onirici e inconsci.

Intervista a Massimo Giusto  

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La pubblicazione de “La ragione poetica la ragione sociale” coincide con la personale inedita dedicata ad Alfredo Giusto “Tesi & Antitesi”, inaugurata il 03 settembre scorso a Grottaglie presso la Galleria Comunale L’Acchiatura e visitabile sino al prossimo 03 ottobre p.v., evento espositivo per il quale  il critico Pietro Lucchese cosi inquadra le undici tele proposte al pubblico grottagliese:

“L’ultima produzione pittorica di Alfredo Giusto non rientra nei facili schemi delle oscillazioni delle mode e del gusto. Essa prende consistenza nella struttura morale e ideale dell’ autore, il quale continua a credere nel perenne dualismo di spirito e materia mentre continua a battersi contro il conformismo e la demagogia dell’arte ufficiale, perché è in lui una decisa presa di coscienza di fronte a taluni vitali e cruciali problemi del nostro tempo.”

La traccia definita nel saggio “La ragione poetica la ragione sociale”, curato dal figlio Massimo, del percorso di Alfredo Giusto, delle sue proposte artistiche e dei suoi valori espressivi, continuamente aggiornati e sempre aderenti alle tendenze dell’arte italiana (tradotta in un’attività convulsa, ricca di pathos, di impegno civile ed estetico),  è stata realizzata evocando quei riferimenti intellettuali, quegli eventi culturali di cui Alfredo Giusto è stato protagonista nell’arco temporale tra gli anni ’60 e gli anni ’70.  Antonio Basile nella postfazione afferma:

“Esponente di punta nell’ambito artistico-culturale pugliese, Alfredo Giusto è stato uno di quelli che hanno sempre sostenuto il ruolo e la funzione sociale dell’arte. Lo studio attento della figurazione del Picasso post-cubista e del Guttuso di Crocifissioni del 1940, lo indirizzano nei primi anni Sessanta verso quella evoluzione “realista”, attenta alle questioni sociali, alle tematiche che scaturiscono da un modo di intendere l’arte come gesto che privilegia il “contenuto”. Immagini di gente che vive in una condizione di disagio sociale e culturale, intrise dalla fame e dalla miseria, che ristagna soprattutto nelle zone depresse del sud, sono i soggetti delle prime opere di Alfredo Giusto, il quale sente il fascino e l’assurdità di un mondo che vive ai margini della civiltà e ne fa oggetto di denuncia”.

Un momento della presentazione con il Maestro Nicola Andreace 

    DISPONIBILE

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